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mercoledì 24 ottobre 2012

La Realtà Nel Fantastico #8 - La necessità di uno scopo

Dopo l'approfondimento sulla closure, un'ultima riflessione sullo scopo della narrazione fantastica e a fumetti.


LA REALTÀ NEL FANTASTICO 
DAGLI STUDI DI TOLKIEN AL FUMETTO D'AUTORE 


8 - LA NECESSITÀ DI UNO SCOPO

    Le ultime riflessioni sui temi e sugli espedienti narrativi adottati in una narrazione fantastica riguardano: la fine, come conclusione delle storie; il fine, ossia lo scopo che un'opera fantastica sostiene e propone; la questione se ci sia un legame che unisce questi due elementi e se esso sia necessario. Se l'opera in questione porta in sé un messaggio definito ed univoco, è assolutamente inevitabile che la sua massima rivelazione ed attuazione si trovi nella risoluzione della vicenda, nella conclusione della storia. Dunque il messaggio in una narrazione non dovrebbe essere clandestinamente comunicato tramite una ben codificata allegoria, ma deve essere chiaro e diretto, vissuto e testimoniato in prima persona dai personaggi, e narrativamente presente nella storia raccontata.


8.1 - L'importanza del messaggio
    Come per quanto concerne le tematiche affrontate nei capitoli precedenti, anche parlando di conclusione e scopo della narrazione fantastica si può fare un discorso uguale e parallelo per quanto riguarda il fumetto che, per quanto utilizzi mezzi ed approcci differenti, è pur sempre un canale per comunicare qualcosa che, in questo caso, si tratta di temi e messaggi di un racconto fantastico. Il modo migliore per comunicare qualcosa di profondamente umano attraverso una narrazione non è altri che quello di farlo comunicare attraverso le esperienze dirette dei protagonisti, per mezzo delle relazioni e situazioni che vengono a crearsi nel corso della storia.

    Ai nostri giorni sono sempre più numerose, purtroppo, le produzioni, letterarie e non, che non comunicano assolutamente nulla, se non una morale debole e banale, e non sono altro che prodotti commerciali il cui unico scopo è essere notati dal più alto numero di persone, senza porsi il problema se quelle persone sono state toccate nel profondo da tale opera o se è stata loro utile unicamente per passare del tempo in un modo come un altro. Per poter fare un esempio sufficientemente esaustivo che mostri nella pratica ciò di cui si sta ragionando, è necessario tornare a J.R.R. Tolkien e alcuni scrittori a lui contemporanei: Clive Staples Lewis e Gilbert Keith Chesterton. Ciò che i tre uomini avevano in comune, oltre al fatto di essere inglesi, grandi studiosi e dediti alla letteratura, era la loro fede cristiana. Questo fondamentale particolare della loro vita ha fatto sì che non vi fosse opera alcuna, tra le loro produzioni, che non portasse con sé la testimonianza della loro fede o quantomeno temi e valori di diretta ispirazione cristiana. Ciò non vuol dire che trasformarono ogni loro opera in una crociata narrativa tesa all'evangelizzazione coatta dei lettori che affrontassero tali letture, ma semplicemente portarono a compimento narrazioni attraverso le cui vicende, situazioni e personaggi proponevano un approccio e una visione delle tematiche affrontate, che fosse coerente alla loro fede. Tolkien afferma che la fiaba e la religione erano un tempo inscindibili, fin dai tempi del mito, quando nelle narrazioni l'aspetto religioso e quello fiabesco erano così strettamente intrecciati da risultare indivisibili. Col tempo i due elementi si sono lentamente ma inesorabilmente separati, e molto raramente è capitato di incontrare ancora opere in cui i due aspetti fossero compresenti e complementari.
La grande impresa di Tolkien è stata quella di riproporre questa antica formula, e arricchire ciò che in passato sarebbe stato solo un mito con una profonda coscienza cristiana fatta non di precetti, dogmi e leggi religiose, ma dedita al desiderio insito in ogni uomo di ricercare la Verità. Tolkien, come peraltro Chesterton, attribuiva alla fiaba potenzialità sconfinate, al punto di affermare che, sempre alla luce della fede cristiana, l'intera storia della salvezza non è altro che una fiaba, un racconto mitico che però trascende la fantasia e si afferma nel tempo e nello spazio di questa nostra realtà. Proprio per questo l'autore inglese sottolinea la fondamentale importanza del lieto fine che, oltre ad avere un ruolo centrale nell'affermazione del più profondo significato di “fiaba”, è un riflesso, una conseguenza del grande lieto fine che egli chiama “la fiaba suprema”, la vicenda evangelica.

    Sulla stessa linea di pensiero si ritrova Lewis che, con la sua saga Le Cronache di Narnia tesse una storia strettamente legata con le vicende evangeliche e rappresenta in Aslan, il leone parlante, creatore e guida di Narnia, il Salvatore stesso, e conclude l'ultimo libro della saga con un'apertura del mondo di Narnia al nostro mondo, in cui la fiaba e la realtà diventano una cosa sola:

La lunga notte è finita: inizia il nuovo giorno. Il sogno è terminato, e questo è il momento del grande risveglio – disse Aslan. Nel pronunciare queste parole prese l'aspetto del leone, dopodiché accaddero cose tanto belle e meravigliose che non posso raccontarle in questo libro. Noi ci fermiamo qui e possiamo solo aggiungere che vissero per sempre felici e contenti. Ma fu solo l'inizio della vita vera. La vita nel mondo originario e le avventure a Narnia non erano state che la copertina, il titolo della Grande Storia. Ora, finalmente, cominciava il Primo Capitolo di un libro fantastico che sulla terra nessuno ha mai letto, il libro che narra la Storia Eterna e che, di pagina in pagina, si fa sempre più avvincente e straordinario.
C.S. Lewis, Le Cronache di Narnia, Mondadori, Milano, 2005


    La storia della letteratura è certamente più ampia e ricca di opere ed autori che la storia del fumetto, ma ciò che è evidente è che, si tratti di fede o di messaggi e temi di qualunque altro tipo, nonostante l'elevato numero di eccelsi autori di fumetti, non è stato ancora realizzato un numero particolarmente elevato di opere con una profondità ed un legame fresco e indissolubile con la realtà umana come gli esempi di racconti precedentemente riportati.


8.2 Arte ed educazione
    Probabilmente il fumetto ha ancora in potenza molte più evoluzioni e sviluppi di quanti ne abbia la narrativa, ma il dubbio è che la letteratura disegnata si stia adeguando alla visione svalutata che generalmente si ha di essa, non trovando in ciò la motivazione necessaria per arricchire ulteriormente la storia di un medium che sembra diventare sempre più invisibile.

    L'ultima riflessione su questo argomento spetta ad un'ulteriore interrogazione circa l'effettiva esistenza della necessità per un'opera di avere un qualche riscontro - che non sia meramente economico o di fama - nella realtà, dell'esigenza di avere uno scopo, un fine, oltre a quello prettamente narrativo. In un mondo in cui l'arte viene travisata e maltrattata, in cui in generale i valori su cui i nostri avi hanno costruito una società civile vanno via via perdendo di importanza, solo un'arte più libera può rappresentare una possibilità di riscatto per la nostra cultura, una nuova forma di educazione, attraverso la quale, senza necessariamente essere monotoni e bacchettoni, fornire non solo il piacere della cultura e dell'educazione artistica, ma anche proporre una formazione umana e civile che, essendo comunicata con i canoni e i linguaggi dell'arte, ha più possibilità di essere recepita e di fruttare un cambiamento.



Il prossimo capitolo sarà l'ultimo di questo lavoro di tesi, e presenterà il progetto parallelo a queste riflessioni.
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