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sabato 20 ottobre 2012

La Realtà Nel Fantastico #5 - Fantasia e storia: Zio Paperone

Dopo aver parlato di Little Nemo, ecco ora l'analisi di un'altro grande capolavoro a fumetti.


LA REALTÀ NEL FANTASTICO 
DAGLI STUDI DI TOLKIEN AL FUMETTO D'AUTORE 


5 - FANTASIA E STORIA: ZIO PAPERONE

    Lasciando il primo decennio del '900 e addentrandosi nel cuore del secolo, arriviamo negli anni '50 e '60, periodo in cui Carl Barks, “l'uomo dei paperi”, crea Paperopoli e zio Paperone e compone le storie delle prime affascinanti avventure ivi ambientate, destinate a dare origine ad una sconfinata produzione in scala mondiale di storie a fumetti aventi i paperi come protagonisti. 


5.1 - La riscoperta di una dinastia
    Barks pone le basi di una dinastia, quella dei De' Paperoni (McDuck in lingua originale), e di una grandiosa storia di cui, però, per mezzo secolo rimarranno solamente accenni sparsi.

    Ma nello stesso periodo dell'attività di Barks, più precisamente nel 1951, nasce nel Kentucky, da una famiglia italiana emigrata negli Stati Uniti all'inizio del secolo, Keno Don Hugo Rosa, in arte Don Rosa, che al culmine della sua carriera di fumettista avrà l'opportunità, e la sfrutterà nel migliore dei modi, di completare la storia delle origini di zio Paperone, unendo i vari tasselli sparsi da Barks e creando una grandiosa saga senza precedenti, reputata un grande romanzo americano, vincitrice di un premio Eisner Awards, e realizzando una delle opere Disney con il maggior numero di vignette in assoluto. Tutto ha origine da un'ipotesi di lavoro nata nel 1991 presso la redazione della Egmont, il gruppo editoriale con sede a Copenaghen che produce fumetti Disneyani per tutto il mondo: il principale editor della Egmont, Byron Erickson, vede in Don Rosa la persona più adatta per realizzare questo grande progetto.

    Nello sfogliare le pagine di quest'opera il primo aspetto degno di nota è il tratto dell'autore: non c'è vignetta che non sia ricca di particolari, zeppa di dettagli curatissimi e caratterizzata da un'ambientazione pressoché perfetta e molto studiata, in modo tale da rendere massimamente credibile e coinvolgente la vicenda rappresentata. I dialoghi sono serrati, le azioni molto dinamiche e alcune vignette sono così ricche di movimenti, gag e particolari che ad ogni lettura successiva si scopre sempre qualcosa di nuovo.

    Ciò che fa Don Rosa è un lavoro non da poco: egli parte da un mondo, creato da Barks, che è assolutamente fantastico ed immaginario, tranne qualche raro accenno alle origini scozzesi della famiglia di Paperone e ad altri elementi di realtà, e crea una grandiosa saga in cui realtà e finzione, storia e fantasia si intrecciano a tal punto da non poter più distinguere l'una dall'altra; Don Rosa prende un papero e il suo mondo fantastico e li immerge completamente nella società e nella storia, così da donargli un nuovo volto, un nuovo fascino, una rinnovata credibilità e una profonda umanità. 

Fig. 5.1 - L'albero genealogico della famiglia dei paperi, disegnato da Don Rosa.

    Se Paperon De' Paperoni ha subito un cambiamento nel corso dell'opera di Barks diventando da freddo, solitario e astioso ad affettuoso e benevolo (ma solo con chi se lo merita), Don Rosa indaga su ciò che è successo prima, su come tutte le avventure, i fallimenti e i successi lo abbiano reso il terribile e solitario riccone che Barks ci presenta quando per la prima volta fa apparire il vecchio papero in una storia a fumetti, e ciò che viene fuori da tale analisi è qualcosa di sorprendente: un'evoluzione caratteriale e comportamentale degna del miglior romanzo realista.


5.2 - Una geniale storicizzazione
    L'intera saga è costellata di episodi e vicende cruciali, punti di svolta che hanno messo alla prova il protagonista e lo hanno portato alla sua scelta di vita, a rifugiarsi unicamente nel denaro, diventando sempre più diffidente nei confronti degli affetti, delle amicizie e dei rapporti umani. In quest'opera fantastica c'è molta più verità di quanto non ci si possa aspettare; lungi dal voler fornire un esempio positivo o negativo, l'autore presenta, tra le righe, una scelta di vita, di quelle sempre più ricorrenti in questi tempi, ossia la ricchezza e l'avidità viste come scorciatoie, come uno schermo protettivo contro la vita, la cui pienezza è forse più ardua e pericolosa, ma certamente dispensatrice di una felicità molto più grande della triste nostalgia, unica ricchezza di Paperone al termine della saga, prima di incontrare i suoi nipoti.

    Oltre che nello spessore e metamorfosi del protagonista, la genialità ed efficacia dell'opera di Don Rosa sta nella risistemazione di tutti i fatti e personaggi creati da Barks e soprattutto nella loro contestualizzazione nel tempo e nello spazio reali, facendo credibilmente interagire i personaggi ed eventi fantastici con figure ed avvenimenti storici, donando ai paperi e alle loro avventure uno spessore di autenticità raramente riscontrabile in un'altra opera disneyana. Come nella realtà, ogni cosa ha una sua storia e spiegazione, così Don Rosa cerca di donare ad ogni particolare del mondo dei paperi una profondità storica e logica, come nel caso della Numero Uno, il primo decino guadagnato da Paperone, o il Deposito delle sue ricchezze, del quale assisteremo dalla posa della prima pietra fino alla sua realizzazione e totale riempimento. Non solo: nelle sue avventure, Paperone incontra personaggi come Buffalo Bill, lo sceriffo Wyatt Earp, il colonnello Sam Steele, il presidente Roosevelt, il generale Esteban Huertas, e assiste ad avvenimenti come l'esplosione dell'isola di Krakatoa, la costruzione della Statua della Libertà, la realizzazione del canale di Panama e l'inabissamento del Titanic.

Fig. 5.2 - Zio Paperone sul Titanic che affonda.

    Ma un altro grande elemento che dona al protagonista un grande spessore storico e una certa credibilità o, quantomeno, verosimiglianza, è la sua famiglia. Don Rosa recupera l'albero genealogico dei paperi realizzato da Carl Barks, prende tutti i componenti della dinastia dei McDuck e gli fa prendere forma nel corso dei vari episodi: dai più antichi avi, come il conte Braccio di Ferro e il duca Quaquarone, fino ai parenti più vicini, come Ortensia e Matilda, le sorelle di Paperone, e Elvira, meglio conosciuta come Nonna Papera.


5.3 - Un papero racconta le scelte umane
    Per riprendere brevemente quanto detto nel secondo capitolo, non si può certo dire che i destinatari di un'opera come La Saga di Zio Paperone siano esclusivamente i bambini anzi, un adolescente o un adulto leggendo questa serie coglierebbe molti più particolari e comprenderebbe molto più a fondo il suo contenuto, il cui messaggio, lungi dall'essere un'infantile moraletta, è diretto a lettori di ogni età rappresentando, più che una critica, una verosimile visione dei comportamenti e delle scelte umane.
Ci sono diversi momenti, nella narrazione dell'avventurosa vita del ricco papero, in cui ci si rende conto del suo grande cambiamento: quando abbandona la donna che amava per continuare la sua ricerca dell'oro, quando ancora prima di invecchiare, la sorella di Paperone, Matilda afferma, piangendo: “Paperone è così cambiato!”¹², o quando lo stesso papero sbotta: “Tsk! Parenti! A cosa servono? Chi ne ha bisogno? Paperon de' Paperoni non ha bisogno di nessuno!”¹³.
Oppure quando, sempre Matilda, se ne va affranta dal deposito del fratello, dopo esserne stata cacciata, come mostrato nell'immagine tratta dal fumetto. 

Fig. 5.3 - Zio Paperone scaccia i suoi Parenti.

    La vignetta riportata è l'ultima del penultimo capitolo della saga, quando il personaggio di Zio Paperone è ormai completamente formato. Vediamo chiaramente che non c'è alcun accenno di morale o insegnamento da parte dell'autore o del narratore, anzi vi è una cosciente spinta alla riflessione, a cercare di capire i comportamenti del miliardario e chiedersi: “nei suoi panni come mi comporterei?”.
Certamente la risposta non è né immediata né semplice, ma quello che è sicuro è che molto raramente è stato scritto un fumetto che avesse la capacità di toccare ed interrogare nel profondo bambini ed adulti, di ogni età.

    Ci sono numerosi grandi personaggi ed eroi, frutto della fantasia di altrettanti grandi autori, nella storia del fumetto, che però sono spesso distanti dalla realtà, perché li conosciamo così come essi sono, con le loro attuali conoscenze, capacità o superpoteri, vizi e qualità, ma spesso è necessario raccontare le loro origini, per rendere il personaggio più interessante e, di conseguenza, avvicinarlo notevolmente al lettore.

    Per quanto riguarda Paperone questo discorso ha un valore ancora più profondo, perché mentre tutti gli eroi sono già dei personaggi definiti nell'adolescenza o nel pieno della maturità, lui “nasce” a ottant'anni, perciò la sua storia e la sua formazione non possono che essere racchiuse in anni e anni di vita, costellati di esperienze ed avventure, che Don Rosa così magistralmente ci ha presentato.
Ciò che il geniale autore ha fatto, però, non è semplicemente rispolverare un vecchio personaggio e fargli vivere qualche nuova avventura o tentare di raccontare il suo passato, come sempre più spesso avviene con vecchi personaggi che ormai hanno perso il loro fascino e hanno bisogno di essere rivisitati, ma è qualcosa di più grande: rimanendo estremamente fedele allo spirito e all'ambiente che Barks aveva creato, Don Rosa entra in profondità nel cuore e nella vita del ricco papero, senza cambiarlo ma donandogli un fascino ed una palpabilità che raramente si è visto prima in un personaggio Disney.

    Sfogliando le pagine della Saga, si hanno le sensazioni e le emozioni che solo un grande romanzo d'autore potrebbe essere capace di trasmettere; il centro dell'importanza del fumetto come nuovo mezzo di comunicazione e nuova arte è proprio questo: imparare a leggere un fumetto con lo stesso spirito, la stessa attenzione e le stesse aspettative che si hanno nell'affrontare un romanzo, un film, un concerto o un'opera teatrale, perché solo così facendo si potrà ridare vita a quest'arte, riproporla come valida ed efficace, per non avere limiti nella passione per la lettura, per non fermarsi alle proprie convinzioni senza sperimentare, e per non storcere il naso quando viene proposta la lettura di un'ottimo fumetto.


Note

¹²Don Rosa, La Saga di Zio Paperone, La Dinastia dei Paperi, Panini, Roma, 2004, pag. 312

¹³Ivi, pag. 327


Alla prossima, con Watchmen!
M