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mercoledì 18 luglio 2012

Giornale di navigazione #3

Calma piatta. Questo sì che è un problema!
Cosa ci fa un navigatore da solo, su una bagnarola, sperso in mezzo al Mare Nostrum, senza ciurma né vele, senza Ammiraglio né Capitano?

Già, perché il primo è da immemore tempo naufragato su lidi anglosassoni (sarà intento a legare insieme due tartarughe marine per tentare un rocambolesco ritorno alla terraferma?), e la seconda è in procinto di partire per una grande avventura ai Caraibi (un vero capitano non può non esserci stato).
Sì, mi arrivano spesso delle bottiglie con i loro messaggi (QUI l'ultima da Cap. Poppa), eppure sapere che stanno bene non basta.. con la ciurma tutta disgregata, lontano da tutto e da tutti, un povero navigatore non può far molto, non andrà certo lontano! Almeno, questo è quanto credevo.
Eppure, ironia della sorte, questi tempi lontani dal resto della ciurma sono proprio quelli con più avventure e faccende piratesche da sbrigare.

In primis, la mia rivalità col fasullo macchinista e locandiere folle (e il nome dice tutto) è giunta a preoccupanti culmini da psicosi marinara. E' l'avventuriero meno avventuroso che io abbia mai incontrato, il folle più piatto e tedioso dei sette mari, il marinaio (se così si può definire) più supponente e fasullo che abbia mai veleggiato in queste acque. Un famoso clavicembalista delle balere di tortuga me lo presentò, convinto di fare un piacere ad entrambi, per un accordo su un bottino che, se catturato, ci saremmo spartiti equamente. Ma la ricerca di codesto tesoro si trasformò presto nel viaggio più lungo, noioso e importuno della mia non poi così lunga carriera di navigatore.
Il viaggio, che doveva essere inizialmente di piacere, o quantomeno di normale routine piratesca, si è fatto sempre più angoscioso, assurdo, fastidioso, e il locandiere dall'orecchio mozzato è arrivato a far discorsi che mi hanno fatto preoccupare per la sua sanità mentale, ormai abbozzava frasi senza senso, parole buttate lì a caso, minacce, pentimenti, rabbia e rassegnazione, come un vecchio mozzo distrutto dalla vita, ormai ubriacone, che urla le sue insulsaggini al ciottolato nel retro di una bettola puzzolente.

Ora il viaggio è quasi concluso, e anche se il bottino è stato raggiunto, la soddisfazione è davvero poca e la rabbia tanta, ma lascerò che il sole sorga e tramonti un paio di volte, ed ecco che partirò per una nuova avventura (mai un attimo di respiro), questa volta con la buona compagnia di una vecchia ciurma a cui fa sempre piacere riunirsi, e con cui abbiamo sempre fatto e faremo grandi cose.
L'ultimo orribile viaggio ha però ridotto la mia bagnarola, già vecchia e cadente, ad un ammasso di legname informe, e in questi pochi giorni che precedono la partenza sto cercando pezzi per aggiustare il ponte, tessuti per rattoppare le vele, e ogni sorta di abbellimento per la nave, e questa corsa mi sta spossando non poco.

Ma è ormai quasi tutto pronto per affrontare i famigerati e terribili Piccoli Lupi di Mare, un equipaggio di una trentina di nanetti assetati di sangue, che prima ti ipnotizzano con le loro maniere dolci e poi ti stendono per fare delle tue carni Dio solo sa cosa.
L'obbiettivo della missione? Domarli.
Il tempo a disposizione? Una settimana.

Yo-ho
Non c'è tregua
Quella Gloria vivrà
Nel volto
Vivo o morto
Lei ti seguirà.

MotMot